24 maggio 2026
Come nasce un romanzo di zombie
Sopravvivere non è nato da un piano dettagliato o da una struttura narrativa costruita a tavolino. È nato da una domanda.
Una sera, guardando l’ennesimo film di zombie, uno di quelli in cui la minaccia principale è lo sfondo e i personaggi sono sagome senza spessore, mi sono chiesto: e se l’apocalisse fosse solo la cornice? E se il vero racconto fosse uno di quei romanzi che esplorano le dinamiche umane, come tanti ne ho letti del maestro Stephen King?
Da lì, tutto il resto è arrivato da solo.
Le radici del genere
Sono cresciuto con Resident Evil. Ho giocato prima il secondo capitolo, quello del 1998, e lo ricordo come un’esperienza quasi fisica: la stazione di polizia, i corridoi bui, i suoni. Non era solo paura. Era atmosfera. Quella sensazione che qualcosa di terribile stesse per succedere, anche quando lo schermo era silenzioso.
Poi ho scoperto The Walking Dead, prima la serie TV e poi, grazie a quella, la serie a fumetti. Ed è lì che ho capito qualcosa di fondamentale: i migliori racconti di zombie non parlano di zombie. Parlano di cosa succede alle persone quando vengono private di tutto.
Stephen King ha fatto il resto. Leggere It, The Shining, Il miglio verde mi ha insegnato che l’orrore più profondo non sta nei mostri. Sta nelle crepe dell’anima umana.
James e Denise
James Coors non è un personaggio che ho inventato. È un personaggio che ho trovato, come si trova qualcosa che era già lì, nascosto sotto gli strati della storia.
Volevo un protagonista che non fosse redimibile facilmente. Un uomo che avesse fatto cose sbagliate, non per malvagità, ma per debolezza. La prigione, l’alcool, gli anni di assenza dalla vita di sua figlia: tutto questo non è un dettaglio di colore. È il motore del racconto.
L’apocalisse gli dà una seconda possibilità. Ma le seconde possibilità non cancellano il passato. Lo mettono in controluce.
La scrittura
Ho scritto Sopravvivere in modo non lineare. Alcune scene le ho riscritte molte volte. La scena al parco tra James e Sarah l’ho riscritta almeno cinque volte prima di trovare il tono giusto.
Non cercavo una scena drammatica. Cercavo una scena vera.
Se avete letto il libro, sapete di cosa parlo. Se non l’avete ancora letto: cosa aspettate?